Certificazione Yellow Belt: apprendere a portare valore aggiunto per le aziende

 

Le aziende del mondo 4.0 hanno crescente bisogno di sveltire i processi interni.
Per raggiungere quest’obiettivo, uno degli ostacoli maggiori a cui queste stesse imprese finiscono per andare incontro, è quasi sempre rappresentato dagli sprechi di risorse.

 

Ecco che la metodologia Lean Six Sigma, combinando la filosofia di produzione Lean e il programma di gestione della qualità Six Sigma, che ha come obiettivo proprio l’eliminazione degli sprechi, viene in soccorso delle imprese che siano alla ricerca della giusta direzione per aumentare le proprio performance.

 

Il tutto, grazie alle competenze manageriali acquisibili con corsi che vengono certificati secondo gli standard ISO18404 (competenze professionali) e ISO13053 (strumenti).

Le certificazioni ISO sono internazionali e indipendenti, e le competenze certificate da tali standard sono da ritenersi perfettamente in linea con quanto, a livello globale, viene richiesto ad un professionista da parte delle aziende.

I contenuti del corso

 

Il corso Lean Six Sigma Yellow Belt ha come obiettivo iniziale l’introduzione alla storia, alla filosofia e alle pratiche Lean Six Sigma.

Gli iscritti avranno la possibilità di addentrarsi più nello specifico delle competenze Lean Six Sigma, così da toccarne con mano l’applicabilità nel contesto aziendale.

I 7 + 1 sprechi

Nello specifico, uno dei primi temi trattati nel corso Yellow Belt è quello dei 7 tipi di sprechi, più uno.

Si tratta di un principio fondante della Lean Roadmap, che è il complesso di strumenti in grado di elevare la produttività di un’azienda sulla base di una metodologia che permetta di ottimizzare l’uso delle risorse disponibili.

Per individuare i 7 sprechi, in giapponese muda, è necessario fare una continua attività di analisi e monitoraggio dei processi aziendali.

Facciamo un po’ di chiarezza passando in rassegna le varie tipologie di sprechi.

 

  • Il primo spreco è rappresentato dalla sovrapproduzione, e può essere evitato soltanto grazie a un’organizzazione ben strutturata ma anche flessibile.
    Il valore dello spazio occupato e, naturalmente, quello del prodotto invenduto rappresentano una delle principali voci di costo evitabili.

  • Dopodiché troviamo le attese inutili, cioè gli sprechi di tempo, che fanno spesso capo a una cattiva sincronizzazione dei processi.
    Ritardi e tempi morti sono infatti uno dei principali fattori che impattano negativamente sulla produzione.
  • L’eccesso di scorte nei magazzini rappresenta un ulteriore muda da eliminare per ottimizzare il bilancio e l’efficienza aziendale.
    In questo caso, infatti, può essere necessario ripensare almeno in parte gli accordi con i fornitori, così da minimizzare le scorte di materie prime o di prodotto rimasto bloccato.

 

  • Altro fattore di potenziale spreco è rappresentato dai trasporti dei prodotti nel processo di distribuzione dei beni.
    Anche le risorse dedicate ai trasporti infatti possono essere ridotte al minimo, riducendoli solo allo stretto necessario.
  • Il ciclo produttivo rischia di essere rallentato anche da falle nella gestione dei movimenti.
    Quando parliamo di spreco di movimenti infatti, ci riferiamo ai rallentamenti nei movimenti di uomini, macchine e di conseguenza dei prodotti stessi all’interno del ciclo produttivo.
  • Nelle fasi di sviluppo di un prodotto, inoltre, va tenuto conto dei difetti, la cui cattiva gestione rappresenta un’ulteriore voce di problema per le risorse aziendali.
    Infatti, solo un’attenta individuazione delle fasi incriminate e un ancor più attento processo di rilavorazione consentiranno di risolvere questo problema.
  • Infine, un’ulteriore tipologia di spreco è intrinseca al meccanismo stesso di fabbricazione, e può consistere ad esempio nell’utilizzo di strumenti o attrezzature inadeguati.
    Questo vizio organizzativo può essere prevenuto solo grazie a un’analisi attenta e costante.

In aggiunta ai canonici 7 sprechi, nel corso Lean Six Sigma Yellow Belt si tratta anche di un muda aggiuntivo, cioè lo spreco di skills e formazione.
Questo tipo di spreco fa capo alle risorse umane, e in particolare a tutta quella fetta di impiegati che finiscono per svolgere un ruolo al di sotto delle proprie capacità, finendo così, per l’appunto, per sprecarle.

 

Tra gli altri argomenti del corso troviamo il metodo delle 5S, che prevede 5 fasi da rispettare per generare ordine fisico e mentale sul luogo di lavoro.

Anche in questo caso, l’obiettivo è ridurre al minimo la quantità di muda giornalieri. Ne abbiamo parlato più approfonditamente in questo articolo.

Il ciclo DMAIC

 

 Il ciclo DMAIC (Define, Measure, Analyse, Improve, Control) è un altro dei modelli che vengono illustrati all’interno del corso Lean Six Sigma Yellow Belt. Si articola in 5 momenti:

  • La fase Define, in cui viene selezionato il progetto e vengono determinate le richieste del cliente.
  • La fase Measure, in cui vengono individuati i parametri critici.
  • La fase Analyse, in cui vengono determinate le cause e viene effettuata un’attenta analisi dei dati.
  • La fase Improvement, in cui vengono generati soluzioni e progetti pilot
  • La fase Control, che prevede un piano di controllo e la chiusura del progetto

 

Oltre ad acquisire piena padronanza dei metodi appena illustrati, il corso Lean Six Sigma Yellow Belt consente ai professionisti di generare miglioramento continuo, aumentando così esponenzialmente il valore generato per le aziende.
Il tutto, in un solo giorno di formazione.

Gli utenti avranno a disposizione le dispense relative agli argomenti del corso e una serie di esercizi pratici per mettere alla prova le proprie competenze.

Arricchire il tuo portfolio di competenze è facile, con gli strumenti messi a disposizione da The Lean Six Sigma Italia.

Iscriviti al corso compilando questo form e inizia fin da subito a generare valore aziendale.

 

 

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