La Supply Chain nell’Automotive: le sfide per gli Operations Manager e come vincerle

Le trasformazioni culturali, sociali ed economiche di cui siamo stati testimoni negli ultimi anni hanno influenzato, spesso negativamente, il funzionamento di svariati impianti e settori produttivi.

Tra questi ricordiamo le supply chain, cioè le catene di approvvigionamento che permettono di immettere sul mercato i prodotti di consumo e le loro componenti, che vengono così messi a disposizione del cliente finale.

Si tratta di un processo che, richiedendo l’impiego di più figure professionali e articolandosi in più fasi operative, dai processi di produzione alla logica distributiva, richiede di essere gestito da una figura manageriale esperta e competente che sia in grado di ottimizzare i vari anelli della catena coordinandoli al meglio.

Tale figura può essere individuata nell’Operation Manager, cioè colui o colei che all’interno di un’azienda ha per l’appunto la responsabilità di supervisionare e ottimizzare i processi necessari a realizzare e consegnare il prodotto al cliente.

In questo articolo parleremo delle criticità presenti ad oggi nel panorama automotive, e lo faremo esplorando le 5 principali sfide che le aziende stanno affrontando.

Infine forniremo qualche spunto di risoluzione che le imprese in difficoltà possono implementare grazie a una delle tecniche fondanti del metodo Lean Six Sigma.

Le sfide della supply chain nel panorama automotive

  • La sostenibilità
    La sostenibilità è un tema centrale nel settore automotive, e fin dal 2015 il bisogno di mostrare più responsabilità nei confronti dell’ambiente è tenuta in grande considerazione, da parte dei costruttori e anche da parte dei loro partner commerciali.Il problema, in questo caso, è relativo alla possibilità di ottimizzare la supply chain, sapendo che le merci percorrono ogni giorno distanze potenzialmente lunghissime, conformemente alle leggi e standard di ogni Paese in merito alla tutela dell’ambiente.
  • Lo switch all’elettrico
    Negli ultimi anni la corsa verso le auto elettriche si è diffusa a macchia d’olio, favorendo una cultura green che ha a sua volta avuto modo di diventare capillare grazie ad un utilizzo sempre più frequente di servizi di car sharing.Questo, però, non è ancora sufficiente: il settore dell’automotive a funzionamento elettrico necessita infatti di un upgrade sia nella formazione dei propri ingegneri, sia nella costruzione di componenti chiave dei veicoli stessi, come ad esempio le batterie, la cui richiesta da parte del mercato è in continua crescita, a fronte di costi di produzione decisamente elevati.

  • Inventari sovraccarichi e falle nel controllo qualità
    Tenere sotto controllo la gestione dell’inventario è di capitale importanza nell’industria manifatturiera dell’automotive, pena la perdita di profitto.A questo scopo, è possibile evitare l’overstocking degli scaffali impiegando soluzioni tecnologiche che supportino il direttore delle operazioni nella gestione della catena produttiva.

    Allo stesso tempo, è necessario evitare il verificarsi di errori durante il processo di assemblaggio: in questo senso, l’assenza di un controllo adeguato può portare a problemi relativi alla qualità delle merci, che per l’azienda si traducono a loro volta in sprechi di materiali e perdite sia economiche, sia di reputazione.

  • Le conseguenze della pandemia
    Anche la pandemia ha inevitabilmente impattato in maniera negativa le catene di approvvigionamento del settore automotive.Il panorama statunitense ci fornisce una panoramica indicativa in tal senso:  51% degli manager nel settore automotive che sono stati intervistati in questo sondaggio condotto dalla ​​Economist Intelligence Unit affermano infatti che le interruzioni della supply chain durante la pandemia sono state “davvero considerevoli”

    Si tratta della percentuale più numerosa fra 6 settori industriali presi in considerazione.

    Tra i principali produttori colpiti dalla crisi pandemica ricordiamo naturalmente la Cina, che con una quota superiore al 50%,è il principale produttore di batterie al mondo, rispetto al 7% degli Stati Uniti e al 2% dell’Europa.Queste difficoltà potrebbero essere parzialmente risolte grazie a un monitoraggio in real time della supply chain e agevolando l’accesso ai relativi dati per gli addetti ai lavori, oppure ancora, affidandosi al supporto di un provider logistico esterno.

  • Cambiamento nei comportamenti di consumo
    Aumenti dei prezzi e difficoltà economiche hanno fatto la loro parte anche nel cambiare significativamente i pattern comportamentali dei consumatori.
    Convincere le persone a tornare ad acquistare veicoli con la stessa facilità di un tempo, in particolare, è diventata una sfida di importanza centrale per i vertici produttivi di quest’industria.

    Per raggiungere questo scopo sono state messe in pratica svariate strategie e offerte per invogliare i potenziali clienti a tornare a investire nel settore, eppure pare che la via percorribile nel lungo periodo sia, ancora una volta, quella che spinge in direzione delle nuove tecnologie e della diffusione a livello mainstream di veicoli sostenibili e automatizzati.

In conclusione

Come abbiamo accennato prima, la figura più adatta per risolvere queste sfide dell’attualità è l’Operation Manager, che grazie all’impiego di alcuni dei metodi Lean Six Sigma, come ad esempio la tecnica dei 7 sprechi + 1, può permettere di individuare le strategie migliori per ottimizzare la gestione dei processi interni della supply chain.

Il metodo dei 7 sprechi + 1 è un principio fondante della Lean Roadmap, che è il complesso di strumenti in grado di elevare la produttività di un’azienda ottimizzando l’uso delle risorse disponibili.

Per individuare i 7 sprechi (in giapponese muda), è necessario fare una continua attività di analisi e monitoraggio dei processi aziendali: in breve, proprio ciò che, come evidenziano le ricerche, potrebbe contribuire a far tornare il settore dell’automotive in piena salute.

Puoi approfondire in questo articolo le modalità in cui si articola questa metodologia.

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