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Hoshin Kanri

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Capita spesso che un’organizzazione lanci tante iniziative di miglioramento contemporaneamente: progetti Lean, digitalizzazione, riduzione costi, qualità, sicurezza, customer experience. Il problema non è l’energia (quella c’è), ma la direzione. Se ogni team spinge “forte”, ma in direzioni diverse, il risultato è dispersione: tante attività, pochi risultati strategici.

È qui che entra in gioco l’Hoshin Kanri (chiamato anche Hoshin Planning). A cosa serve? Serve a indirizzare gli sforzi di miglioramento verso gli stessi obiettivi, collegando la strategia aziendale al lavoro quotidiano dei team. In pratica, Hoshin Kanri rende possibile una cosa che sulla carta sembra semplice ma nella realtà è rarissima: far sì che le iniziative operative, i KPI e i progetti di miglioramento siano coerenti tra loro e vadano tutti nella stessa direzione.

Una definizione molto efficace è quella attribuita a Masaaki Imai, uno dei riferimenti più importanti nel mondo del miglioramento continuo:

“Hoshin Kanri è il processo di internalizzazione della politica del miglioramento continuo, a tutti i livelli dell’organizzazione. E’ dovere di ognuno tradurre questa politica sulla base delle proprie responsabilità, nella misura in cui si investe tempo per migliorare nella direzione scelta.”

 
Nato e sviluppato negli anni ’60 (con aziende come Toyota e Komatsu tra i casi più noti), l’Hoshin Kanri oggi è stato adattato e adottato da organizzazioni di ogni tipo nel mondo, perché risolve un’esigenza universale: trasformare la strategia in esecuzione, senza perdere coerenza lungo la strada.

 

Che cosa significa Hoshin Kanri?

Chi incontra per la prima volta questa metodologia spesso si chiede cosa significhi letteralmente. Hoshin in giapponese richiama l’idea di “direzione”, “rotta”, persino l’“ago della bussola”; Kanri significa “gestire” o “controllare”. Mettendo insieme i due concetti, Hoshin Kanri viene spesso tradotto come gestione della direzione o implementazione della strategia.

Ed è proprio qui la parte più interessante: l’immagine della bussola porta con sé un’idea molto Lean e molto potente, quella del “Vero Nord”. In altre parole, l’organizzazione sceglie una direzione chiara (il Nord) e poi costruisce un sistema che aiuta tutti a orientare decisioni, priorità e miglioramenti verso quel punto, senza farsi distrarre dalle urgenze del momento.

 

Come funziona l’Hoshin Kanri: gli elementi chiave

Anche se Hoshin Kanri può essere implementato in modi diversi, ci sono alcuni elementi che ricorrono spesso perché costituiscono l’ossatura del metodo. L’idea di fondo è sempre la stessa: partire dalla strategia, tradurla in obiettivi misurabili, trasformarla in attività e miglioramenti concreti, e verificare costantemente se si sta andando nella direzione giusta.

1. Catchball: la strategia diventa condivisa

Uno dei pilastri dell’Hoshin Kanri è il Catchball, un termine che descrive bene ciò che accade: il piano strategico non viene semplicemente comunicato, ma viene “lanciato” ai livelli successivi per raccogliere feedback e migliorarlo. I team operativi, i responsabili di funzione e i diversi livelli dell’organizzazione restituiscono osservazioni, criticità, proposte e vincoli reali. Il management usa queste informazioni per ottimizzare e rendere più realistico il piano.

Poi lo stesso meccanismo continua a cascata: ogni livello traduce la strategia generale in obiettivi più specifici, e quel passaggio viene di nuovo discusso e raffinato. Il risultato finale non è solo un piano “bello”, ma un piano capito e accettato, perché costruito con un processo di confronto continuo.

2. Cascata di obiettivi: tutto resta collegato alla direzione

Quando l’Hoshin Kanri è fatto bene, gli obiettivi non sono pezzi separati. Al contrario, si crea una vera cascata di obiettivi: dai target strategici si arriva agli obiettivi di funzione, poi di reparto, poi di team. In questo modo, quando un team raggiunge un obiettivo operativo, non sta “solo” migliorando il proprio pezzo: sta contribuendo in modo misurabile alla direzione strategica complessiva.

3. Il ciclo PDCA: la strategia non si scrive e basta, si governa nel tempo

Hoshin Kanri è molto legato al PDCA (Plan–Do–Check–Act), noto anche come ciclo di Deming. Perché? Perché la strategia non è un documento da fare una volta l’anno e poi dimenticare. È un sistema da pianificare, eseguire, verificare e correggere.

In molte organizzazioni l’Hoshin Planning viene pensato come un ciclo annuale: si pianifica (Plan), si esegue (Do), si controlla con dati (Check) e si aggiusta (Act). Poi, quando ricomincia il nuovo ciclo, si riparte con una pianificazione più matura, perché basata sull’apprendimento dell’anno precedente.

4. La X-Matrix: rendere visibile la relazione tra obiettivi e miglioramenti

Un’altra componente tipica è la X-Matrix, lo strumento che aiuta a visualizzare la relazione tra obiettivi strategici, obiettivi di reparto e iniziative/miglioramenti. Il punto non è “fare attività”, ma fare attività che abbiano un chiaro legame causa-effetto con i risultati attesi.

Quando la relazione è chiara, diventa più semplice scegliere priorità, dire di no a iniziative che non servono e capire quali progetti hanno davvero impatto. La X-Matrix aiuta proprio a evitare un errore comune: investire tempo in miglioramenti che sono “interessanti”, ma non decisivi.

5. Dialogo sulle performance: migliorare continuamente, non solo rendicontare

Hoshin Kanri non vive solo nei momenti di pianificazione. Vive soprattutto nella gestione quotidiana e periodica della performance: dialoghi giornalieri, settimanali e mensili a diversi livelli, dove si parla di obiettivi, avanzamento, ostacoli e apprendimento.

Il valore di questi momenti non è fare reporting, ma creare un’abitudine: osservare la realtà, capire cosa sta funzionando, correggere velocemente e consolidare ciò che porta risultati. Anche qui torna PDCA: ogni dialogo efficace segue, implicitamente o esplicitamente, la logica Plan–Do–Check–Act.

6. Stand-up meeting: reazione rapida e controllo del processo

Infine, una pratica molto coerente con l’Hoshin Kanri è l’uso di stand-up meeting brevi (quotidiani o settimanali). Sono momenti rapidi, spesso in piedi, che aiutano i team a mantenere il controllo del processo e reagire in modo tempestivo quando qualcosa cambia. Quando il sistema Hoshin Kanri è ben costruito, anche queste riunioni operative non sono “scollegate”: ciò di cui si parla nel quotidiano si può ricondurre agli obiettivi di team e, a cascata, al piano strategico.

 

Conclusione: Hoshin Kanri come ponte tra strategia e miglioramento continuo

In sintesi, l’Hoshin Kanri è utile perché crea un ponte stabile tra ciò che l’azienda vuole diventare (strategia) e ciò che l’azienda fa ogni giorno (processi, KPI, miglioramenti). È una metodologia che riduce la dispersione, aumenta la coerenza e rende il miglioramento continuo una pratica reale, non un messaggio motivazionale.
Se il tuo obiettivo è far sì che le iniziative Lean e i progetti di miglioramento non siano “tanti e scollegati”, ma convergano verso una direzione comune, l’Hoshin Kanri è uno degli strumenti più efficaci da conoscere e applicare.

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